Ufficio Turistico, via XX Settembre

Il Carnevale Morto

È una delle tradizioni più caratteristiche dell’entroterra delle Marche, perché unisce teatro popolare, satira sociale e antichi riti popolari legati alla fine dell’inverno e all’inizio della Quaresima.

È un evento molto sentito dagli abitanti di Apecchio, che mantiene viva l’identità culturale della comunità.

Il Comune di Apecchio vanta una lunga tradizione negli eventi legati al Carnevale e, in modo particolare dal dopoguerra, i cittadini hanno sempre dato vita ad animatissime sfilate di cortei mascherati con l’allestimento di carri allegorici ed una vasta partecipazione di pubblico; la manifestazione aveva raggiunto un’importanza via via sempre più rilevante nel territorio, concorrendo, in termini di notorietà, con eventi ben più famosi a livello nazionale come il Carnevale di Fano tanto che il Carnevale di Apecchio è riconosciuto con la definizione di “Carnevale degli Appennini”.

L’ultimo giorno di Carnevale in Apecchio è sempre stato festeggiato con il rito del “Carnevale Morto”, un corteo funebre formato da un carro con sopra distesa una persona nelle vesti di un morto, seguito da un grottesco corteo di uomini travestiti da donne, una delle quali nei panni dell’inconsolabile vedova; c’è poi un personaggio vestito da prete, uno che interpreta il medico ed altre varie figure in maschera. Il prete recita una caratteristica giaculatoria: “cinque e tre ott’”, alla quale tutti rispondono: “otto e do’ dieci”, quindi segue il canto: “il Carnevale è morto chi lo seppellirà, la compagnia dei soppi farà la carità”. E via di seguito. 

Durante la sfilata per le vie cittadine uno dei figuranti esibisce un orinale macchiato con della cioccolata e contenente del vino bianco da cui i più temerari bevono. Il corteo funebre è accompagnato dalle note di una improbabile marcia funebre suonata dal Concertino Folk Apecchiese.

Negli ultimi anni la rappresentazione viene riproposta anche il sabato successivo, per permettere a più persone di partecipare alla festa.

Ritenuta di primaria importanza, per il Comune di Apecchio, la conservazione delle manifestazioni tipiche del territorio in quanto espressione di risorse ereditate dal passato come riflesso ed espressione di valori, conoscenze e tradizioni in continua evoluzione e, nel contempo, allo scopo di consentire una sempre maggior condivisione e conoscibilità delle manifestazioni stesse, in quanto costituenti un vero e proprio patrimonio immateriale “identitario” del territorio, con D. G. Comunale numero 16 del 21-02-23 il Carnevale degli Appennini e la locale tradizione del “Carnevale Morto” sono stati riconosciuti con il marchio De.C.O.

Origini antiche

Come in molte zone d’Italia, il Carnevale non era soltanto un periodo di festa e maschere, ma rappresentava anche un vero rito di passaggio.

Durante il Carnevale si celebravano l’abbondanza, il cibo e l’eccesso. Con l’arrivo della Quaresima, però, tutto terminava improvvisamente. La “morte del Carnevale” simboleggiava proprio la fine di questo periodo di libertà e baldoria.

Nel mondo contadino questi riti avevano anche un forte significato stagionale: si “seppelliva” l’inverno per lasciare spazio alla primavera e al nuovo ciclo agricolo.

Il funerale simbolico

Ad Apecchio questa tradizione ha assunto nel tempo una forma fortemente teatrale.

Una persona interpreta il “Morto”, che rappresenta il Carnevale.
Viene quindi organizzato un corteo funebre che attraversa le vie del paese, mentre i partecipanti — spesso vestiti di nero — inscenano un lutto esagerato e ironico.

Il momento più atteso è la lettura del testamento del Carnevale.
In questo testo satirico il Carnevale “lascia in eredità” alla comunità:

difetti e vizi dei paesani,
episodi divertenti accaduti durante l’anno,
piccole critiche alla vita politica e sociale del paese.

Si tratta di una forma di satira popolare, bonaria ma pungente, spesso recitata in dialetto.

L'epilogo

Nel finale della rappresentazione il “morto” si risveglia.
Questo gesto simbolico segna definitivamente la fine del Carnevale e l’ingresso nel periodo più sobrio della Quaresima.

Il Carnevale Morto di Apecchio continua a vivere grazie alla partecipazione di tutta la comunità:
tramanda il dialetto, mantiene vive le tradizioni locali e rinnova ogni anno la memoria collettiva del paese.

Non è soltanto folklore: è un modo per raccontarsi, prendersi in giro e rafforzare l’identità del luogo.